Vita comune

La pagina è in costruzione

11 commenti a “Vita comune”

  1. franca ha scritto:

    VITA COMUNE = la pagina è in costruzione.
    mi sembra l’essenza del vivere “insieme”, la fatica e la passione di costruire “insieme” qualcosa. Per cominciare, come in tutti i rapporti, ci si potrebbe dire che ci si vuole bene, al di la delle nostre piccolezze di esseri umani. Magari sentendoci meno soli, potremmo anche essere più felici. V.V.T.B. ciao

  2. franca ha scritto:

    Vi invio un brano che ho tratto dal sito di Don Mirko Bellora, che è stato il mio prete quando ero adolescente, e che insieme a Don Massimo mi aiuta nel mio cammino,

    “Mi permetto di augurarvi buon anno pastorale con le parole con le quali ci ha salutato don Alberto Lesmo”
    Occupati dei guai, dei problemi del tuo prossimo.
    Prenditi a cuore gli affanni, le esigenze di chi ti sta vicino.
    Regala agli altri la luce che non hai,
    la forza che non possiedi,
    la speranza che senti vacillare in te,
    la fiducia di cui sei privo.
    Illuminali dal tuo buio.
    Arricchiscili con la tua povertà.
    Regala un sorriso quando hai voglia di piangere.
    Produci serenità dalla tempesta che hai dentro.
    “Ecco, quello che non ho, te lo do”:
    questo è il tuo paradosso.
    Ti accorgerai che la gioia a poco a poco entrerà in te,
    invaderà il tuo essere,diventerà veramente tua
    nella misura in cui l’avrai regalata agli altri.
    Ciao

  3. franca ha scritto:

    Quando trovo qualcosa che sintetizzi i miei pensieri in modo migliore lo trasmetto ai miei amici:
    Se vi dicono
    che afferrate le nuvole,
    che battete l’aria,
    che non siete pratici,
    prendetelo come un complimento.
    Non fate riduzioni sui sogni.
    Non praticate sconti sull’utopia.
    Se dentro vi canta un grande amore per Gesù Cristo
    e vi date da fare per vivere il Vangelo,
    la gente si chiederà:
    Ma che cosa si cela negli occhi
    così pieni di stupore di costoro?
    mons. Tonino Bello

  4. franca ha scritto:

    Ciao,
    con tutta la gente che lavora e si da da fare e tanto, in Agorà, perchè nessuno mi manda anche a stendere?
    La nostra comunità esiste o no? Vorrei capirlo, rispondete per favore, grazie

  5. franca ha scritto:

    Anche da te dipende il presente e il futuro
    della comunità cristiana,
    chiamata a vivere il Vangelo,
    a celebrarlo nella preghiera
    e a testimoniarlo nella carità vissuta
    ogni giorno in famiglia, sul lavoro, a scuola,
    nei luoghi della gioia e della sofferenza,
    nell’ambito dell’economia e della politica.
    Anche da te dipende il presente e il futuro della società civile
    (card. D. Tettamanzi, Messaggio ai fedeli della Diocesi di Milano

  6. lorena ha scritto:

    cara franca,forse ci conosciamo perchè anch’io come te ho avuto il mitico Don Mirko Bellora come guida nel periodo della mia adolescenza. Leggendo il brano che hai tratto dal suo sito ,ho riflettuto che veramente la gioia entra in te nella misura in cui tu la doni agli altri, anche quando pensi di non esserne all’altezza ,di non avere forza per arricchire , regalare e dar fiducia agli altri.Questo è il miracolo che il Signore compie in noi quando gli siamo vicini!

  7. franca ha scritto:

    DIO VI HA TOCCATO IL CUORE

    “Dio vi ha toccato il cuore e vuole farvi suo”.
    (Federico Borromeo all’Innominato ne i Promessi Sposi)
    Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini
    che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo
    mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano
    contro di Lui ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto le porte dell’incredulità.
    Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando
    da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato
    dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto
    possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri.
    Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli
    uomini. (card. Joseph Ratzinger)
    Se è vero che «l’uomo non può vivere senza amore», che «egli rimane per se
    stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato
    l’amore, se non si incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa
    proprio, se non vi partecipa vivamente» (Giovanni Paolo II, Redemptor hominis,
    n. 10), si deve concludere che la famiglia, proprio in forza della sua stessa natura
    di «intima comunità di vita e d’amore coniugale» (Gaudium et spes, n. 48), è
    l’ambito primo e privilegiato per sperimentare l’amore e quindi per crescere in
    “umanità”. (D. Tettamanzi, Famiglia comunica la tua fede 2007-2008

    ciao

  8. franca ha scritto:

    Ciao Lorena,
    non so se sei la Lorena che conosco io, comunque in ogni caso sono contenta di averti sentito. Se hai avuto la mia stessa esperienza, ti è più facile capirmi. Un abbraccio, ciao

  9. franca ha scritto:

    Danza la vita, danza la speranza.
    Il mondo, spettatore distratto, ammutolisce
    e incredulo osserva la danza dell’Utopia …
    E Dio guarda danzare.
    E si commuove.
    (Elisa Kidanè

  10. franca ha scritto:

    Dammi il supremo conforto dell’amore,

    questa è la mia preghiera.

    Il conforto che mi permetterà di parlare,

    agire, soffrire secondo la tua volontà,

    e di abbandonare ogni cosa per non essere

    lasciato a me stesso.

    Fortificami nei pericoli, onorami con la tua

    sofferenza

    aiutami a percorrere i cammini difficili

    del sacrificio quotidiano.

    Dammi la suprema confidenza dell’amore,

    questa è la mia preghiera.

    La confidenza nella vita che sfida la morte,

    che cambia la debolezza in forza,

    la sconfitta in vittoria.

    Innalzami, perché la mia dignità, accettando

    l’offesa,

    disdegni di renderla.

    – R. Tagore -

  11. franca ha scritto:

    Ho trovato navigando la descrizione di un ragazzo dei miei tempi che rende l’idea di come un educatore ti aiuti nella crescita:

    UN UOMO LIBERO
    È stato il mio professore di religione al liceo. Erano tempi cupi quelli della fine degli anni ’70 al liceo di Desio. La misteriosa fuoriuscita della diossina all’Icmesa di Seveso, poco distante, aveva contribuito a rendere ancora più arrabbiati gli animi di adolescenti destinati a diventare grandi tra manifestazioni, scioperi, occupazioni, autogestioni, bombe stragiste, sanguinosi atti di terrorismo. Ricordo che quando a scuola giunse la notizia del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione dei carabinieri di scorta non furono pochi ad applaudire. Così pure ricordo che non mancavano i sorrisi di compiacimento la mattina in cui ci riunimmo in assemblea alla notizia che avevano sparato al papa e nessuno sapeva se sarebbe sopravvissuto. Tutto era politica, allora. Era di moda presentarsi in classe col giornale sotto braccio, i capi arrivavano con Lotta continua o Il quotidiano dei lavoratori.
    Lui sotto braccio arrivava con un pacco di libri, e con il sorriso sicuro stampato sulla faccia. Libri non solo religiosi, anzi soprattutto non religiosi: romanzi, saggi, poesie, classici di filosofia. Ricordo di aver letto per lui L’essenza del cristianesimo di Ludwig Feuerbach, il testo fondamentale dell’ateismo teoretico (1841), e di averlo presentato in classe. Nelle sue ore anche quelli di Lotta continua stavano attenti, perché proprio di questo si trattava, di una lotta di idee, di un polemos mai sopito, alta tensione dialettica, ma sempre sulla base di libri, testi, pagine d’autore. Una scuola di religione come scuola di idee, come grande palestra per imparare a fare le domande che contano.
    Ma più importante dei libri era il sorriso. Non un sorriso debole o compiacente di chi cerca alleati in territorio nemico, ma un sorriso forte, diretto, franco; un sorriso solidale sì, ma quasi di sfida, una sfida all’intelligenza e alla libertà. Era un sorriso che ti metteva voglia di leggerli quei libri. Perché quando sei giovane i libri te li possono anche tirare in testa, possono diventare pesanti come pietre, vere e proprie prigioni, ci sono dei libri che possono uccidere per sempre nell’animo di un ragazzo la voglia di leggere e di capire. E poi lo stesso libro, se lo affronti con il sorriso e la libertà interiore di chi non sa già la risposta, dà tutt’altri frutti rispetto a chi lo legge sapendo già quello che vuole, quello che è giusto e sbagliato. C’è una bella differenza tra chi legge cercando la verità e chi solo conferme. La curiosita’, l’intelligenza critica, il coraggio di affrontare seriamente anche quei testi che la pensano diversamente da te, il coraggio di studiarli, è assolutamente essenziale perché crescano la libertà e la responsabilità. A lui devo tutto ciò.
    Don Mirko è stato un vero educatore. L’etimologia di questa parola (che purtroppo ci è diventata così noiosa che sbadigliamo solo a sentirla) è straordinaria: “tirare fuori”, e-ducere. Troppo spesso si fa il contrario: si mette dentro. Si mettono dentro nella testa degli studenti o dei parrocchiani nozioni, consigli, obblighi, precetti. Si mette dentro. Quello che inevitabilmente ne risulta è spesso un senso di troppo pieno, di pesantezza, di oppressione, di noia. E i più intelligenti scappano. Il vero educatore, invece, tira fuori. Che cosa? Le ricchezze già contenute nell’anima umana. Quali? la voglia di vivere, la curiosità di fare domande, il coraggio di fare quelle più scomode, l’onestà interiore, l’amore per la verità, la simpatia verso la vita e le cose importanti della vita, il senso dell’amicizia e della fedeltà. E quello che ne risulta è un senso leggero di ottimismo. Non l’ottimismo banale e fatuo della pubblicità e dei protagonisti dell’intrattenimento televisivo, i cui falsi sorrisi si spengono insieme alle luci delle telecamere, ma l’ottimismo vero, quello critico, quello che comincia la mattina presto, quando è ancora buio, quando nessuno ti vede, che nasce da una sorgente interiore e che noi cristiani sappiamo essere una virtù teologale e lo chiamiamo speranza. Ne ha parlato il maestro: “fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo petto”.
    È stato importante a sedici anni incontrare uno così, se ho deciso di studiare teologia e sono diventato un teologo è anche a causa sua. Ma non è meno importante ritrovarlo tale e quale ora che ho superato i quaranta, perché si tratta della prova che quelle parole e quei sorrisi non erano per lui un trucco del mestiere, ma la realtà più profonda della sua vita, il tesoro che nessuno gli potrà mai togliere.
    Un uomo libero, ecco che cos’è don Mirko, perché la libertà autentica nasce unicamente dall’adesione al vero. Altrimenti non c’è la libertà, c’è solo il libero arbitrio, che sta alla libertà come quattro uova, un po’ di zucchero, qualche etto di farina e due o tre chicchi di caffè stanno a un magnificente tiramisù.
    Scrivo queste cose su don Mirko mentre sono all’aeroporto. Ho già fatto il check-in e tra qualche minuto chiameranno il volo. C’è una televisione là in fondo che promette paradisi terrestri. Uomini con la testa sprofondata nei quotidiani. Sono arrivate due donne che non chiudono la bocca. Telefonini che imperversano. Dove va la gente? Che cosa cerca? Dove andiamo? Che cosa cerchiamo? Tra qualche minuto mi imbarcherò per Napoli dove un altro prete decisivo per la mia vita, Bruno Forte, oggi verrà consacrato vescovo. Spero, quasi sono sicuro, che si tratta di una felice liaison.
    Vito Mancuso